giovedì 24 gennaio 2013

Fanciulli nello sport


Stralcio di un articolo scritto dal Prof. Alberto Notarnicola, Maestro di judo, psicologo e docente universitario a Firenze, che recensisce un Congresso del Panathlon Internazionale

Conclave mondiale per mandare un messaggio mondiale, forte e chiaro, all’intero ecumene:
giù le mani dai fanciulli nello sport agonistico da parte degli affaristi, allenatori, dirigenti, politici e (perché no?) genitori!...
non si ritarda con farmaci il ‘ciclo’ di una giovinetta per farla vincere una medaglia olimpica,
né si ricorre agli ormoni perché il ragazzino vinca ancora.
Ora basta.
La Guerra Fredda di buona memoria, oltre ai missili sui confini, volle, su bersaglio sostitutivo, la guerra delle medaglie olimpiche;
vergogna storica per quegli Stati che fabbricarono talenti in laboratorio in età da ‘bamboline’ e ‘saltamuretti’ per immolarli poi, appena dodicenni sull’ara del metro e del cronometro.
Alcune bandiere furono nere, ma dalla rabbia; verdi, ma dalla bile; bianca dalla paura e rosse dalla vergogna.
Stadi, teatri di gioia, trasformati nei lager della prestazione annunciata con biochimica di contorno e denunce postume di qualche ‘pentito’ che lasciava lo sport a 15 anni, proprio quando avrebbe dovuto iniziare.
Ecco perché ad Avignone, volendo contemporaneamente sconfiggere due errate correnti di pensiero nei confronti del bambino sportivo: quella del ‘termometro’ (niente sport) e quella del ‘cronometro’ (supersport) si è passati alla redazione di un documento che così recita:

 CARTA DEI DIRITTI DEL FANCIULLO NELLO SPORT
1.       di divertirsi e giocare
2.       di fare sport
3.       di un ambiente sano
4.       di essere trattato con dignità
5.       di praticare in sicurezza diretto da persone competenti
6.       di allenamenti adeguati ai propri ritmi
7.       di misurarsi con gli altri che abbiano le stesse possibilità di successo
8.       di partecipare a competizioni adeguate all’età
9.       di avere giusti tempi di riposo
10.   di non essere un campione

AVIGNONE 1995

 
La raccomandazione scaturita dal Panathlon Int. è di concedere punteggio federale (ragione prima dell’interesse di associazioni e allenatori alla vittoria) alle gare che si svolgono under 16 anni. Il Judo del CONI l’ha ignorata.

domenica 15 luglio 2012

Ricordi



Di te quel comunicare austero, quel sentire profondo.

Di te quel senso di donare sempre qualcosa, nei gesti, nelle parole.

Di te quella capacità di scoprire ciò che altri hanno taciuto.

Di te quel sentimento di amicizia che soltanto attraverso il judo si può trasmettere.


Ciao Cesare.

martedì 21 febbraio 2012

Attività Motoria e Gioco Sport

In questi spazi ognuno potrà dire la sua purchè vi sia la volontà di crescere (come esseri umani) e contribuire alla crescita altrui.


giovedì 16 febbraio 2012

Cos'è il Judo


"Il judo è la Via (Do) più efficace per utilizzare la forza fisica e mentale.
Allenarsi alla disciplina del Judo significa raggiungere la perfetta conoscenza dello spirito attraverso l'addestramento attacco-difesa e l'assiduo sforzo per ottenere un miglioramento fisico spirituale. Il perfezionamento dell'io così ottenuto dovrà essere indirizzato al servizio sociale, che costituisce l'obiettivo ultimo del judo".
(Jigoro Kano 1915-1916)

mercoledì 15 febbraio 2012

Il Judo attualmente


Il judo attualmente, viene considerato soltanto uno sport, ma noi lo intendiamo legato alla tradizione della sua origine e, per via della sua natura adattabile, proposto come un movimento educativo adatto ai nostri tempi.

Movimento, termine che si oppone all'immutabile, un impulso di chi cerca di avvicinare gli esseri umani divisi dalle loro rispettive formazioni intellettuali, un metodo di combattimento per ciò che ci rende ostili nei confronti dell'altro, inteso nel senso più ampio del termine, poiché limitare il judo alla sfera umana sarebbe sminuirlo.

La sua ambizione e, ciò che auspicava il suo Fondatore, spinge a contribuire nell'avvicendarsi dei mutamenti di questo estroso Universo e, quindi, presentiamo il sentimento del judo attraverso la pratica i cui temi affrontano il quotidiano.

martedì 14 febbraio 2012

Il Judo e la vita sociale - 'Judo' novembre 1937 (Judo Kyohon 5.43.2)


"...i lettori avranno compreso quanto sia vasto il campo d'azione e di intervento per applicare il principio del 'Miglior impiego dell'energia' alla vita individuale e sociale.

Ma qui sorge un problema: come si può applicare il nostro principio tra più persone e nella collettività, quando esso è concepito su base individuale e ognuno di noi lo interpreta secondo il proprio piacere e parere?

Il problema risiede nel fatto che se ognuno lo intendesse e lo applicasse a modo suo sorgerebbero discordie e scontri, generando in tal modo una reciproca perdita. Perché questo danno si converta in un mutuo profitto occorre che ciascuno cerchi di controllare se stesso e ceda un passo al volere altrui, perché soltanto in questo modo è possibile aiutarsi l'uno con l'altro e soltanto così diventa possibile ciò che per un animo mediocre appare irrealizzabile.

Sto parlando delle situazioni in cui il profitto appare superiore affrontando l'affare individuale e non a caso il judo predica 'Tutti insieme per crescere e progredire'. Se ognuno di noi si attenesse a questo principio, la società, rappresentata in uno stato da milioni di individui, si conformerebbe al principio come se fosse un solo individuo.

Quanto ho riportato fin qui deriva dalla ferma convinzione che la realizzazione del 'Miglior impiego dell'energia' insieme a 'Tutti insieme per crescere e progredire' porta alla continuità e al progresso della vita sociale, oltre a soddisfare l'aspettativa spirituale di ciascuno'.