martedì 3 ottobre 2017

Trastullare i pargoli o sfruttare intelligentemente un’occasione educativa?



Premetto che provengo da una scuola dove si affermava che le definizioni sono fondamentali perché, parlando della stessa cosa attribuendogli un significato diverso, è difficile capirsi …


Parto alla lontana osservando che, da tempo, impera il dixit “importante è divertirsi” (messaggio che contiene quel valore nascosto di esimere dal pensare ed intrapresa dall’essere umano quando sente che la vita cade miserevolmente nell’inutilità), uno stato di cose dove tutte le occasioni sono buone, quali: compleanni esagerati, feste di calendario al limite del ridicolo, feste inventate, purché si faccia festa ragazzi, ma divertendosi alla follia… (molte volte alle spalle degli altri, mal considerando quella differenza, sottilmente enunciata da Carlo Maria Cipolla, tra ‘umorismo’ ridere con gli altri, ed ‘ironia’ ridere degli altri).


E come se il divertimento, di per sé, contenesse delle positività.

Potrebbe conseguirne uno stato di gioia, quel sentimento che ‘genera energia e valorizza la vita’, ma non è detto che il divertimento vi ci conduca anzi, la maggior parte delle occasioni ‘divertenti’ generano sentimenti non equilibrati quali confusione, eccitamento, rabbia, emulazione, tristezza, pianto e, in alcuni casi, episodi di violenza.


E nell’educare i giovani per mezzo dello ‘Sport’ come facciamo? Li facciamo divertire?


Considererei invece insegnare con gioia, quella didattica chiara e preparata che genera soddisfazione (non un sentimento di astio che genera “l’avversario” anziché il “compagno”), consapevolezza (si impara a gestire il corpo e se stessi), amicizia (e non quella inimicizia generata dal conseguente sfottò per la sconfitta in gara), si impara cose utilizzabili nella vita pratica (e quindi non soltanto quelle aride regole di gara, limitate a quel determinato spazio di gioco).


Citando una frase del Fondatore del Judo (disciplina che ho scelto, non a caso, ma dopo aver sperimentato, Calcio, Pallavolo, Tennis, Karate, Ju-jutsu, Aikido, Yoga):


Jigoro Kano (gennaio 1927)

“ Tanto grandioso è il disegno a cui aspira il Kodokan che, in ragione della sua profondità ed ampiezza, non è stato sempre compreso dal pubblico, al contrario di altre cose superficiali e anguste che si diffondono e vengono capite agevolmente e senza ostacoli dalla logica comune…”.


Educare i nuovi venuti è compito impegnativo ed il più delle volte si cade facilmente nel ‘dare ciò che piace’, ma la bellezza di seguire una Via non lascia spazio all’egoismo (che va controllato non eliminato).


Basta però con le idee confuse (cito ad esempio quando qualcuno introduce il verbo ‘plagiare’: ma se il significato ci trova in accordo, “esercitare un’ascendente intellettuale e morale” , allora direi che ognuno di noi ogni giorno plagia…), basta seguire un sano buon senso (o un buon insegnamento ma, come si sceglie è ancora cosa angusta… basta cercare) e la vita sarà sicuramente più impegnata ma di certo molto più interessante e divertente.

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